Prenditi cura della tua vista in modo naturale

Per migliorare la vista occorre ampliare la propria visione, cioè non fermarsi alle apparenze, alla "meccanica" del vedere, e andare oltre, con la consapevolezza che ciò che vedi non è che la manifestazione ultima di una serie di processi che accadono nell'invisibile.

Quale collegamento c’è tra la vista e il corpo? Esiste una relazione tra il nostro modo di vedere e i nostri aspetti energetici? Le esperienze passate e la personalità possono influenzare il modo in cui vediamo?



Per “corpo sottile” intendo ogni struttura energetica che va oltre la struttura fisica e che costituisce quella che viene definita “aura”. Da un punto di vista antroposofico vengono considerati 7 corpi sottili, ma qui per semplicità parleremo di dimensione: fisica, emozionale, mentale, energetica e spirituale.
Tutto l’insieme dei corpi sottili viene anche detto “corpo di luce”. In linea di massima possiamo dire che a partire dal corpo fisico ogni dimensione è caratterizzata da una frequenza sempre più elevata quindi se vogliamo considerare il corpo relativo sarà un corpo sempre più sottile.
La Natura ha previsto che in ogni istante della nostra vita vi siano manifestazioni sul piano fisico e contemporaneamente nella dimensione emozionale, mentale, energetica e spirituale: tutto ciò che accade sui piani più sottili costituisce e determina la manifestazione fisica. Allo stesso modo ciò che accade sul piano fisico è collegato a fenomeni che interessano tutti gli altri piani.
Torniamo alla vista: il mio modo di vedere è collegato alla dimensione fisica, ai miei pensieri, alle mie emozioni, alla mia energia vitale, alle mie caratteristiche spirituali o animiche. Potrei dire che ciò che risulta dall’esame optometrico, cioè quella che siamo abituati a chiamare “prescrizione”, sulla cui base verranno costruiti gli occhiali, rappresenta un codice che ci dice molto di quell’individuo, parla delle sue tematiche profonde, delle sue emozioni, dei suoi pensieri, ci consente di “vedere il mondo con i suoi occhi”.
Questo vedere oltre il piano fisico ci permette di accompagnare quella persona, considerandola nella sua unicità e meravigliosa complessità, a scegliere consapevolmente la soluzione perfetta per lei in quel momento.

I nostri occhi sono i recettori della luce, ci sono stati dati perché potessimo vedere e lo sanno fare benissimo, così come il cuore sa fare benissimo il suo lavoro, altrettanto lo stomaco e tutti gli altri organi. Se gli occhi, e in generale il sistema visivo, manifestano una disfunzione possiamo chiederci che cosa e accaduto che possa aver determinato la disorganizzazione di un sistema cosi meravigliosamente organizzato. A questa domanda, molti probabilmente oggi risponderebbero che causa del dissesto è lo STRESS.
Hans Selye, nel 1974, ha definito lo stress come «la risposta non specifica del corpo a qualsiasi richiesta gli venga posta» (Elliot Forrest, Visione e Stress). Questo vuol dire che il nostro corpo vive per una serie di fattori organizzati in perfetto equilibrio, cioè capaci di mantenere lo stesso stato e di continuare nello stesso modo (omeostasi). La vita ci fa continue richieste che ci spostano dalla condizione di equilibrio e inducono cambiamenti ai quali dobbiamo rispondere per ripristinarla. Secondo Selye lo stress è il risultato dell’interazione dell’individuo con la vita e libertà dallo stress significa morte.
Per ripristinare la condizione di equilibrio la risposta allo stress è un adattamento, che quando è di lieve entità potrebbe passare inosservato (fase asintomatica). Se lo stress è di grande entità e prolungato nel tempo produce una manifestazione fisica che siamo abituati a considerare come disfunzione e malattia (fasi sintomatica e strutturale).
Le nostre capacità di adattamento sono continuamente messe alla prova. La vita infatti ci chiede di respirare aria inquinata, nutrirci con alimenti non adatti o tossici, vivere in luce artificiale per troppe ore, dormire troppo poco, assumere farmaci con effetti tossici, bere poco e acqua impura o addizionata. In questo caso potremmo dire che si accumulano nel corpo tossine esogene, cioè che arrivano da fuori.
Le tossine endogene invece provengono da dentro: energia bloccata, emozioni pesanti, pensieri negativi, il capufficio che ci fa sentire incapaci tutti i condizionamenti e i traumi del passato che sono rappresentati, nella chimica del corpo, dalle tossine dello stress.
Se costringo i miei occhi a un’applicazione prolungata sul vicino e ciò che vedo non mi piace, come accade a certi studenti, e tra l’altro vengo giudicato nella mia performance, o decido di fuggire (e quindi rifiuto quel tipo di attività) o mi adatto. Questo adattamento sarà chiamato miopia . Quando inizierò ad avere i primi sintomi i miei genitori preoccupati mi porteranno dall’oculista che mi esaminerà e, dalla sua posizione di figura di riferimento, dirà che ho qualcosa che non va. Affermerà anche che questo “difetto” non potrà che aumentare nel periodo della crescita. Mi prescriverà gli occhiali e dirà che dovrò portarli sempre mentre già mi vedrò deriso dai compagni e ricorderò quando la mamma mi diceva: «Speriamo tu non debba portare mai gli occhiali!». È o non è questa una spirale negativa che aggiunge stress allo stress?
La soluzione? Semplice ma non facile: diminuire lo stress.



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