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sabato 30 settembre 2017

Rilassamento e benessere mentale e fisico con questa pianta

La melissa officinalis è una pianta erbacea perenne, molto profumata, ad attività antiossidante e rilassante che favorisce il normale tono dell'umore.

Effetti fisiologici:
  • Regolare motilità gastro intestinali
  • Rilassamento e benessere mentale
  • Normale tono dell'umore
  • Eliminazione dei gas
  • Funzione digestiva
  • Antiossidante

Ottima pianta aromatica, mellifera e medicinale. È una pianta erbacea perenne ad alto contenuto di oli essenziali.
Con le foglie profumatissime si prepara un ottimo infuso benefico per l’organismo oppure una bibita rinfrescante. È una componente aromatica per insalate, bibite e liquori. Le sommità fiorite hanno proprietà digestive e sedative, ottima come tisana per bambini.


La melissa ha ben note proprietà sedative, calmanti e digestive. Contrasta vertigini e nervosismo, stimola l'appetito, favorisce la secrezione dei succhi gastrici e della bile e quindi facilita la digestione. Combatte gli spasmi della muscolatura liscia gastrointestinale e favorisce l'espulsione dei gas intestinali.
Dà un infuso dall'aroma delicato e gradevole, utile in caso di dispepsie e gastralgie, coliche intestinali lievi, stati ansiosi, insonnia, dismenorrea.

La melissa rallegra l'animo agendo principalmente sul sistema neurovegetativo, modula la reattività scaricando la tensione, media la sovreccitabilità nelle persone che hanno la tendenza a somatizzare l'energia negativa.
E' con dolcezza che discioglie gli stati reattivi da sovraccarico psichico.
Ottima per combattere lo stress, per l'insonnia, il batticuore, le false sollecitudini che si mostrano con tensione e spasmi addominali.
Diffonderla la sera, in olio essenziale, concilia un sonno ristoratore e favorisce l’equilibrio emozionale e mentale.

Benchè non ci siano studi comprovati se ne sconsiglia l'uso in gravidanza e in caso di ipotiroidismo.


L'energia quantica ci aiuta a cambiare


Praticando la consapevolezza centrata nel cuore e la libertà di scelta, attraverso il potere della grazia, tutti possono affrontare le situazioni della vita e qualsiasi difficoltà sperimentando una maggior armonia con il flusso delle cose, più gioia e più soddisfazione personale.

 

Cambiare

Cambiare significa fare qualcosa di diverso o diventarlo. Per trasformare occorre modificare la forma o l’espressione di qualcosa. La nostra essenza come esseri illimitati è una costante che resta immutata. La nostra esperienza o manifestazione di questa essenza e i processo di cambiamento, di cui facciamo esperienza attraverso la trasformazione.
Il cambiamento è una costante. Non si verifica a causa nostra, ma piuttosto avviene a prescindere da noi. La natura del cambiamento è quella di accadere. Con o senza di noi. Quindi, se vogliamo veramente accoglierlo, dobbiamo semplicemente smettere di opporre resistenza.
Il cambiamento avviene naturalmente quando non opponiamo più resistenza a ciò che è, e quando la smettiamo di opporre resistenza a qualcosa o qualcuno per creare la trasformazione.
Opporre resistenza, in questo caso, significa opporsi al flusso. Quando ci opponiamo a ciò che accade, in realtà stiamo limitando le informazioni e le esperienze a uno schema della coscienza rigido e separato, che autorizza la coscienza stessa a non trasformarsi. Quando smettiamo di opporci, ciò che si protrae da tempo inizia a mollare la presa su di noi. Ciò a cui ci aggrappiamo si aggrappa a noi. Quando lasciamo andare la resistenza, ristabiliamo la consapevolezza del puro potenziale di ognuno di noi, prima che venga separato come esperienza. Lasciati andare. Il potenziale aspetta di essere riconosciuto per manifestarsi nel flusso come esperienza.
Ciò contro cui lottiamo o resistiamo ci tiene legati alle sue polarità, impegnandoci in una eterna lotta, che crea un conflitto interiore.


Se ci focalizziamo su o contro qualcosa o qualcuno, entriamo in risonanza con esso. È il paradosso della polarità.
Un primo passo per cambiare è quello di smettere di opporre resistenza. Lascia scorrere e avrai il potere di cambiare le cose. Quando siamo in uno stato di neutralità, non c'è alcuna carica positiva o negativa. Non c’è giudizio. È così come è. Entrambi gli opposti della polarità, positivo e negativo, ne fanno parte. La neutralità si trova in quello spazio tra positivo e negativo, ed è qui il punto dove le cose cambiano più facilmente. La neutralità include ogni cosa. "Includere" è apertura, e l'apertura è il requisito fondamentale per cambiare.
Lasciar andare o abbandonare il bisogno che le cose cambino è diverso da arrendersi. Abbandonarsi a ciò che sembra essere, ci aiuta a lasciar andare ciò che sembra non essere. Non c'è alcuna differenza. La consapevolezza include tutto, e ciò che non è non è separato da ciò che è. Entrambi esistono insieme. Sono la stessa cosa. Sono un’unica entità. Arrendersi è ben diverso da lasciar andare; quando ci arrendiamo, assecondiamo qualcosa che sembra non essere ciò che vogliamo. Continuiamo poi a pensare a quel qualcosa con un senso di frustrazione, tanto che ciò che sembra risiedere al di là di quel qualcosa è escluso dalla consapevolezza. Pertanto, ogni elemento utile escluso dalla nostra consapevolezza crea resistenza al flusso.
Lasciar andare o abbandonarsi rappresentano un'apertura, e l'apertura permette un ritorno al flusso. Quando permettiamo al cambiamento di avvenire, come nostra condizione naturale, allora il cambiamento permette lo schiudersi del potenziale illimitato. Lasciar andare è una liberazione dall'attaccamento a ciò che è e a ciò che non sembra essere. Lasciar andare significa accogliere tutto ciò che si manifesta. Accogliere tutto è la libertà che non ha opposti. Semplicemente è e non è, insieme, come fossero un’unica entità. Quando tutto viene accolto, abbracciato e incluso, non abbiamo più bisogno di aggrapparci a nulla.
Incredibilmente, l'universo conosce la differenza tra lasciar andare per davvero e fingere di farlo. Nel primo caso diciamo a noi stessi: Ho lasciato andare questo desiderio e so che tornerà a me sotto forma di manifestazione ed esperienza.” Nel secondo: "Voglio questo, e so che dovrei lasciarlo andare per permettergli di realizzarsi, ma resterò aggrappato a questa sua piccola parte mentre fingerò di fidarmi." Lasciar andare completamente ci dà lo slancio che permette alle increspature della creazione di riverberare indietro verso di noi.
Impara a lasciar andare e abbi fiducia nel fatto che i tuoi desideri più sinceri si manifesteranno sotto forma di esperienza. Tieni a mente questa frase di Anais Nin: "La vita è un processo del divenire, una combinazione di stati che dobbiamo attraversare. Le persone falliscono perché vogliono scegliersi uno stato e restarci. Fare questo è come morire."

Energia quantità. Per approfondire clicca qui

Erba cipollina: proprietà benefiche inaspettate

L'erba cipollina può essere utilizzata in diversi modi in cucina: dai primi piatti ai secondi, passando per gli antipasti e i contorni.
L'erba cipollina è un'erba aromatica con un delicato aroma di cipolla fresca, ma molto meno pungente della cipolla stessa, per questo motivo a volte, in cucina, prende il posto della cipolla.


L'erba cipollina viene usata in cucina per innumerevoli preparazioni, sicuramente in tutte quelle in cui venga richiesto l'uso della cipolla, il risultato sarà più delicato e meno coprente. E' comunque in grado di conferire quel suo tocco in più in ogni piatto. Adatta anche per chi non tollera l'aglio. Molti di noi proprio per questo motivo ne fanno un grande uso come sostituto, per dare alle pietanze una profumazione meno intensa e particolare rispetto ad aglio e cipolla.
Dell'erba cipollina si possono utilizzare tutte le parti della pianta: foglie e bulbi; si possono usare anche i fiori anche se sono meno aromatici delle altre parti. L'erba cipollina si può trovare fresca dal fruttivendolo nel periodo che va dalla primavera all'autunno, è possibile comunque gustare l'erba cipollina tutto l'anno grazie all'essiccazione. Saper aggiungere le spezie o le erbe aromatiche ai propri piatti, rende le pietanze ancora più piacevoli al palato. In genere si consiglia di aggiungerla ai cibi a fine preparazione.
L'erba cipollina venne utilizzata in Europa a partire dal 1500 come erba aromatica e le sue proprietà officinali vennero studiate insieme a quelle di molte altre erbe. Mazzetti di erba cipollina essiccata venivano usati per tenere lontani gli insetti, ma anche contro malattie e presenze maligne.
Era inoltre usata in pratiche per la lettura del futuro.
Probabilmente a causa del suo aroma, è considerata da un punto di vista magico, una pianta protettrice. In antichità veniva usata per stimolare l'appetito. In alcune regioni l'erba cipollina selvatica è una specie protetta (Friuli Venezia Giulia).


Potevi immaginare che l'erba cipollina ha anche effetti benefici sulla salute?


Ebbene una ricerca scientifica afferma che l’Erba Cipollina ha attivi dalle proprietà antifungine e antimicrobiche e per questo è usata per alleviare il dolore da scottature e mal di gola. Ma oltre a questi potenziali benefici, i suoi attivi hanno dimostrato anche di possedere proprietà antibatteriche rilevanti.
 

Il tumore al colon è uno dei più diffusi nei paesi occidentali e può derivare da diversi fattori (ereditari, non ereditari e nutrizionali). E’ possibile prevenire o ostacolare ciò che danneggia i nostri organi anche attraverso l’alimentazione? Pare proprio di sì! Nel nostro caso, una ricerca scientifica  individua tra gli attivi dell’Erba Cipollina alcuni che sono capaci di svolgere attività di contrasto allo sviluppo delle cellule tumorali del colon.
L’Erba Cipollina contiene molti attivi dalle proprietà antiossidanti come flavonoidi, clorofille a e b, carotenoidi, vitamina C, proteine solubili e molti altri ancora . Insaporire le nostre ricette con il suo aroma delicato avrà un ritorno in benefici per il tuo benessere che non ha prezzo!
 

Crema di carote e zenzero detox

Lo zenzero viene ricavato dal rizoma della pianta. E' utilizzato frequentemente in cucina ed in molti piatti asiatici per il suo caratteristico sapore piccante e profumato. 
Nella tradizione culinaria occidentale, lo zenzero viene utilizzato prevalentemente nella preparazione di dolci, ad esempio nel pan di zenzero o nei biscotti allo zenzero. 

Oltre alle caratteristiche culinarie questa pianta ha dimostrato, attraverso studi e ricerche, di avere dei notevoli effetti positivi sulle articolazioni, ma anche e soprattutto per delle spiccate proprietà digestive, in quanto riequilibra e stimola le funzioni digerenti e cura la nausea. 
Ha la proprietà di tonificare l’intero organismo e il sistema digestivo, può diminuire la chinetosi, calmare il mal di pancia e aiutare a digerire il cibo dopo un pasto particolarmente pesante.


Prepariamo la crema.

Ingredienti per 4 persone

15 carote grandi
porro q.b.
olio evo
pepe
sale
zenzero q.b
A piacere crostini, mandorle e un po' di timo



Come si prepara:

Mettere in una pentola un po' d'olio e aggiungere il porro tagliato (non è importante il tipo di taglio perchè verrà tutto frullato).
Pelare le carote e tagliarle a rondelle. Accendere il fuoco e mettere tutto in padella. Dopo pochi minuti di cottura, quando le carote si saranno ben insaporite, aggiungere l'acqua fino a metà carote e grattugiare lo zenzero (la quantità dipenderà dai vostri gusti, aggingetene magari poco alla volta, così da trovare la giusta dose). Mescolare e chiudere con il coperchio.
Quando le carote si saranno ammorbidite, spegnere il fuoco e frullare tutto a immersione. Aggiungere il pepe, il sale. Assaggiare e regolare di aromi.
Per ottenere la cremosità giusta potete aggiungere ancora dell'acqua, se serve.

Servire calda con l'aggiunta a piacere di granella di mandorle, una spolverata leggera di timo e crostini di pane.


Un filo di olio extra vergine di oliva a crudo :)


Pollo alle mandorle e curcuma

La curcuma è una spezia dal colore giallo-arancio proveniente dall'India. Per secoli è stata, ed è tutt'ora, uno degli ingredienti fondamentali della cucina mediorientale e del sud-est asiatico.
Per le sue proprietà benefiche e curative la curcuma è tradizionalmente impiegata sia nella medicina ayurvedica di origine indiana, sia nella medicina cinese, in particolare per la sua capacità di contrastare i processi infiammatori all'interno dell'organismo.


A riconoscere le potenzialità positive della curcuma sulla nostra salute è ora la medicina occidentale, dai cui studi essa si è rivelata sempre più al centro nel corso degli ultimi anni. A questa spezia indiana sono già riconosciute qualità di grande interesse sul piano medico. 

Da un lato la curcuma (Curcuma longa) ha dimostrato una profonda attività antinfiammatoria naturale e dall'altro proprietà antinfettive di estremo interesse (non dimentichiamo che la curcuma appartiene alla stessa famiglia dello zenzero). Già queste caratteristiche ne fanno un prodotto di spicco sul piano della modulazione naturale del sistema immunitario.



Prepariamo una ricettina con questa preziosa spezia

Ingredienti per 2 persone:
  • 200 gr di petto di pollo
  • 1 cucchiaio di mandorle a lamelle
  • 1/2 cucchiaio di curcuma
  • sale
  • farina di tipo "0" q.b. (anche senza glutine)
  • vino bianco q.b
  • olio di semi q.b.

Procedimento:
 
Tagliate il pollo a pezzettini e infarinarlo.
Fate scaldare un po’ di olio di semi, a fuoco basso, in una pentola. Appena l’olio sarà caldo ponete le mandorle e fatele tostare per qualche secondo, successivamente unite anche i pezzi di pollo. Non appena il pollo sarà dorato, aggiungete il vino bianco e il mezzo cucchiaio di curcuma, girate bene per amalgamare il tutto.
Cuocere per 15 minuti, mescolando spesso. A fine cottura aggiungete il sale e mangiate il piatto ben caldo. 

Gli appassionati di cucina orientale potranno aggiungere al piatto del riso basmati e buon appetito! 

 

Cataplasma di argilla verde per dolori

Cos'è l'argilla

L'argilla è un minerale, precisamente un complesso di sistemi minerali. Il più importante elemento chimico presente è il silicato di alluminio, accompagnato da una serie di altri elementi quali silicio, alluminio, ferro, calcio, titanio, sodio, potassio, magnesio. La sfumatura cromatica, che caratterizza le diverse tipologie di argilla, è da attribuirsi alla concentrazione dei singoli elementi. 
 
 
Le proprietà

L'argilla ha molteplici proprietà che si esplicano maggiormente in dermocosmesi. Difatti è l'ingrediente principale nella preparazione di maschere e impacchi conferendone qualità detossinanti, idratanti, lenitive, antinfiammatorie ed antiacneiche


  •  PROPRIETA' ANTISETTICHE. Ha la capacità naturale di attrarre ed assorbire le tossine ed i batteri patogeni dalla pelle e dall'intestino. Ha un alto potere battericida e purificante. Se usata abbinata all'acqua tipo bagni, fanghi, cataplasmi, impacchi ecc cede alla pelle i suoi preziosi minerali e allo stesso tempo assorbe le tossine ed elimina le cellule morte
  • PROPRIETA' ASSORBENTE. La struttura micro-molecolare conferisce all’argilla la capacità di assorbire fluidi, odori,sostanze tossiche. Viene usata infatti in caso di pelli a tendenza acneica, purificando i pori della pelle e prevenendo la formazione di brufoli ed imperfezioni.
  • PROPRIETA' CICATRIZZANTE. Grazie alle proprietà antibatteriche e assorbenti l’argilla è molto indicata per curare ferite e piaghe. L'argilla inoltre è un trattamento efficacissimo in caso di ustioni e bruciature, in quanto placa il calore della zona colpita ed aiuta la pelle a rigenerarsi in tempi brevi senza lasciare tracce oltre alla sua capacità antibatteria e disinfettante, utili quindi impacchi di argilla fredda nella zona ustionata.
  • PROPRIETA' ENERGIZZANTI E ANTIRUGHE. Ha grandi capacità toniche e riequilibratici nei confronti delle cellule, apportando oligoelementi preziosi per la pelle, migliorando l'aspetto di pelli mature e disidratate.

 

L'argilla verde, in particolare, nota anche come illite, è un minerale inorganico con tantissimi minerali essenziali. Il suo impiego trova rimedio in moltissimi problemi organici. Può essere usata in polvere per la formulazione di maschere, cataplasmi oppure liquida da ingerire. 

Il cataplasma è un impasto curativo costituito da una poltiglia di sostanze vegetali, da applicarsi sulla cute.


Fare l’impacco è molto semplice, basterà creare un composto abbastanza solido miscelando la polvere con dell’acqua a temperatura ambiente, ricoprire totalmente la parte interessata e poi fasciare con un tessuto naturale.
Lasciate in posa almeno tre ore, meglio se tutta la notte, e poi lavate sempre con dell’acqua tiepida.
Deve essere applicata lontano dai pasti e non durante il ciclo mestruale.
Se si possiede qualche goccia di tintura madre di arnica l'effetto sarà potenziato. Per la preparazione non bisogna assolutamente utilizzare contenitori e utensili di metallo.

lunedì 25 settembre 2017

Torta FIT all'acqua senza latte, burro e uova

Quando inizia ad arrivare il clima freddo accendere il forno e sentire un meraviglioso profumo di dolci descrive una sensazione inebriante. Quella percezione di calore e di piacere olfattivo rende l'ambiente accogliente, familiare e caldo... E per non rinunciare a nulla, anche se siete a dieta, oggi vi propongo questo dolce FIT.



Provate questa torta e non ve ne pentirete!

Ingredienti:

250 ml di acqua tiedida
40  ml di olio di semi
250 g di farina
150 gr di zucchero a velo
lievito per dolci
aroma di vaniglia o cannella a piacere
scaglie di cioccolato fondente a piacere
un arancia scorza e succo

Procedimento:

Unire tutte le parti secche: farina, zucchero, lievito e aromi e mescolare. Grattugiare la scorza dell'arancia e aggiungere il succo di metà agrume. A questo punto miscelare insieme l'acqua tiepida e l'olio in modo da creare un emulsione e aggiungere alle parti secche. Mescolare il tutto. Aggiungere alla fine, a piacere, le scaglie di cioccolato fondente. Mettere in forno :) A cottura ultimata una spolverata di zucchero a velo❤

Stampo da 18/20 cm (foderato con carta forno) a 180° per 45 minuti con la prova stecchino.
Per chi volesse un dolce più alto può usare uno stampo da 22-23 cm e fare doppia dose dell'impasto.


L'alchimia della coppia

Lo studio dell' alchimia nei secoli passati in Occidente è stato dominato da uno spirito scientifico, totalmente insensibile alle sue reali dimensioni e cieco al linguaggio dei simbolismi attraverso i quali gli stati più elevati dell'essere rivelano se stessi.
L'alchimia è correlata alla scienza dell'Anima ed è anche inestricabilmente legata, in alcuni dei suoi aspetti, agli inizi della storia della chimica e dello studio dei metalli; ma non può essere ridotta allo studio né delle sostanze pure e semplici, né della psiche separata dal pneuma. È una scienza legata direttamente a principi di carattere universale, e, di conseguenza, al di fuori di qualsiasi tipo di studio profano.

L'alchimia è una delle principali scienze cosmologiche, coltivata, in una o nell'altra forma, in tutte le società tradizionali, connessa allo stesso tempo alla cosmologia, al processo di realizzazione spirituale, e quindi alla psicologia tradizionale, alla medicina, alla scienza dei metalli, alla chimica e anche all'arte. È basata sulla convinzione che vi sia qualcosa di tutto in tutto e che, grazie alla presenza del sacro, possa essere realizzata ali 'interno delle cose una trasformazione che cambia la loro sostanza.
La prospettiva alchemica è stata direttamente collegata da un lato ai minerali, ai metalli e all'aurifìcazione, a tutto quello che l'elemento oro simboleggia nel campo della natura; dall'altro alla "immortalità" e "longevità"; e infine all'acquisizione del "corpo aureo" o di "diamante", che è anche lo scopo di alcune tecniche iniziatiche.
Al contrario di ciò che è avvenuto in occidente, l'alchimia in India è rimasta una scienza ed un 'arte ancora viva ed utilizzata come prevenzione, terapia e cura delle malattie, nonché come metodo per raggiungere i più alti stadi dell 'illuminazione.


Nel cuore di ognuno di noi è custodito quello che gli Alchimisti chiamano Nucleo d’Oro, il luogo dove il principio maschile e quello femminile convivono in perfetta armonia, in un Matrimonio Perfetto. La forza che li tiene legati è l’Amore Assoluto, lo stesso Amore che ha dato vita all’intero creato.
Ma l’essere umano ha ormai perso la capacità di concepire la congiunzione degli opposti, perché nel tempo gli Ego hanno formato attorno al Nucleo d’Oro una corazza impenetrabile. Per questo motivo, nella vita di ogni giorno viviamo soltanto il riflesso volgare del principio maschile e femminile e l’attrazione che proviamo per il polo opposto è viziata da tutti quei condizionamenti che derivano dagli Ego.
Solitudine, paura, gelosia, possesso, desiderio sessuale. Sono soltanto alcune delle forme in cui si manifesta quello che crediamo essere Amore. Se sono questi i perché che uniscono i partner della coppia, allora si è realmente perso il sentore di quella Quinta Essenza che rappresenta il segreto dell’Amore Assoluto.
È necessario quindi cambiare impostazione, riferimenti. È necessario uscire dalla visione meccanica, materialistica ed egocentrica che caratterizza l’essere umano e che gli impedisce di vedere realmente l’altro senza preoccuparsi del ritorno che da questo può avere. È necessario imparare ad amare realmente, di un amore incondizionato, puro.
È necessario vivere l’altro come completamento di noi stessi, come l’altra metà dell’androgino, attraverso una sessualità che non è appagamento del desi­derio, ma frutto dell’amore risultante dalla tensione tra opposti. E questo è possibile solo attraverso un cambiamento strutturale, attraverso quella profonda e radicale trasformazione interiore che gli Alchimisti chiamano la Grande Opera.

Alla radice della depressione e del risveglio spirituale


Quando cerchi qualcosa
Non andare troppo lontano
Raccogliti nella Pace del Cuore
Lasciati abbaracciare dalla Luce di Dio
E sii Grato per tutte le cose.
In un batter d'occhio
Troverai quel che cerchi...



Perché spesso occorrono situazioni estreme per riportare una consapevolezza della magia e del mistero della vita? Perché spesso aspettiamo fino a essere sul punto di morire prima di scoprire una profonda gratitudine per la vita così com’è? Perché ci consumiamo cercando amore, accettazione, fama, successo, o l’illuminazione spirituale nel futuro? Perché lavoriamo o meditiamo tanto duramente da scavarci la fossa da soli? Perché posticipiamo la vita? Perché ci freniamo nel viverla? Cosa stiamo cercando esattamente? Cosa stiamo aspettando? Di cosa abbiamo paura?




La vita non può ferirti, perché tu sei la vita. Il momento presente, quindi, non è un nemico di cui aver paura, ma un caro amico da abbracciare. Sì, la vera spiritualità non rafforza la nostra corazza contro la vita, la distrugge.
Il risveglio spirituale è in realtà molto semplice. È l’eterna realizzazione di chi sei veramente, la coscienza precedente alla forma. Ma è nel vivere davvero questa realizzazione nella vita quotidiana, nel non dimenticarla e non perderla e non lasciare che dia alla testa, che inizia la vera avventura della vita.





Il significato della sofferenza

"Non dobbiamo smettere di esplorare E al termine della nostra esplorazione Ritorneremo al punto di partenza E, per la prima volta, lo conosceremo."T.S. Eliot, Little Gidding
Per la maggior parte della mia vita, sono stato un piccolo io molto triste e solo, un’onda depressa nell’oceano cosmico della vita. Mi sentivo del tutto separato da quell’oceano, in profondo conflitto con me stesso e con gli altri, senza un attimo di pace. Per molti anni, avevo cercato disperatamente di integrarmi, di farcela, di entrare in sintonia con gli altri, di trovare l’amore, di trovare il mio posto nel mondo, ma nonostante tutti i miei sforzi, ero caduto in una depressione sempre più profonda. Incolpavo tutto e tutti per il modo in cui mi sentivo: i miei geni, la chimica del mio cervello, la mia educazione, i miei genitori, i miei amici, il mio capo, la crudeltà della vita, la nostra società ossessionata dal denaro, i media, i carnivori, i politici, le multinazionali, i delinquenti ”. La mia disperazione non dipendeva da me, o almeno così credevo. Era l’unica risposta possibile a una vita che mi si era rivoltata contro. La vita era crudele, ingiusta e ostile, la vita mi aveva maledetto. Incolpavo la vita per la mia disperazione, e sentivo di avere tutto il diritto di farlo. «Se avessi passato quello che ho passato io, anche tu ti sentiresti così!». Con queste parole giustificavo agli altri la mia infelicità.
La vita non era all’altezza delle mie aspettative, gli altri mi avevano deluso e, per quanto mi sforzassi, non riuscivo proprio a controllare la direzione della mia vita. Di conseguenza, me ne stavo a letto, incapace di alzarmi, meditando il suicidio, nauseato e depresso, senza la voglia né la capacità di affrontare ogni nuovo giorno. Che senso aveva alzarsi dal letto? Dietro la porta della mia stanza mi aspettava solo altra disperazione. Sapevo cos’era la vita e volevo evitarla a tutti i costi. La vita era dolore e io non volevo provare altro dolore.
Come ero finito così? In breve, nel corso della mia vita, mi ero fatto molte idee di come la vita dovesse essere. Avevo molte convinzioni sulla realtà, molte supposizioni su come le cose fossero davvero, molti concetti su cosa dovesse o non dovesse accadere nel mondo. Mi ero fatto un sacco di opinioni su cosa fosse giusto o sbagliato, buono o cattivo, normale o anormale, appropriato o inappropriato.
E avevo molte immagini di me stesso che cercavo di difendere, molte pretese riguardo a come volevo essere visto dagli altri e come volevo vedere me stesso. Volevo vedermi, ed essere visto, come un uomo di successo, attraente, intelligente, gentile, buono, compassionevole e di talento. Ma la vita continuava a intralciare le mie pretese. La vita non mi permetteva, in pratica, di essere chi volevo essere. La vita proprio non mi capiva. Le persone non mi comprendevano. Nessuno mi avrebbe mai capito! Le mie aspettative di vita frustrate e i miei costanti giudizi su me stesso causavano dolore, e io odiavo il dolore e non volevo più sentirlo.
Tuttavia, intorno ai 25 anni, grazie a una serie di intuizioni sempre più forti, arrivai a vedere chiaramente che la mia depressione, al livello più essenziale, era in realtà l’esperienza della mia profonda resistenza alla vita. Non stavo vivendo qualcosa al di fuori di me chiamato depressione. Questa cosa chiamata depressione non stava accadendo a me. Stavo sperimentando la mia personale guerra interiore contro il modo in cui andavano le cose. E alla radice di questa guerra c’era la mia stessa ignoranza di chi io fossi veramente. Avevo smesso di vedere la completezza della vita, mi ero dimenticato della mia vera natura ed ero finito sul sentiero di guerra contro l’esperienza del presente. Non realizzando chi io fossi davvero, identificandomi quindi in un “sé” separato, ero entrato in guerra con il momento presente.
La mia depressione riguardava il modo in cui vedevo il mondo: i miei giudizi e le mie convinzioni su di esso, le mie pretese su come questo momento dovesse essere. Alla base del mio tentativo di controllare la vita attraverso il pensiero, c’era la paura del cambiamento, della perdita e, fondamentalmente, della morte. La mia resistenza alla vita mi aveva portato al limite estremo — una depressione con istinti suicidi — ma siamo tutti esclusi dalla completezza in maggiore o minore misura: il grado in cui ci chiudiamo alla totalità è il grado in cui soffriamo. Mi ero completamente chiuso alla vita e la sofferenza era diventata insopportabile. Ero un cadavere ambulante, ma non era stata la vita a ridurmi così. Ero stato io, ingenuamente, nella ricerca di una futura completezza che non sarebbe mai arrivata.

 

Leggi qui il risveglio spirituale di Jeff Foster

 

Alla radice della mia depressione

Alla radice della mia depressione c’era la sensazione di essere una persona separata, un io individuale, un entità separata dalla vita stessa e divisa dal momento presente. Quell’io individuale doveva in qualche modo sostenere, reggere e mantenere quel qualcosa chiamato “la mia vita”, per dirigerla, per farla andare nella direzione voluta, per controllarla. Era quello che mi avevano insegnato fin da piccolo, ed era quello che il mondo mi urlava in faccia: dovevo avere il controllo della mia vita, dovevo sapere quello che volevo ed essere capace di andare a prendermelo. Tutti gli altri sembravano sapere chi erano, cosa stavano facendo, dove stavano andando, mentre io non ero in grado di tenere in piedi la mia storia senza esserne schiacciato. La depressione era l’esperienza di non essere in grado di tenere insieme la mia vita e, di conseguenza, mi sentivo depresso (schiacciato) dalla mia stessa vita.
Ora capisco, che siamo tutti schiacciati dal peso delle nostre vite, dal peso della nostra storia e dei nostri futuri immaginati. Da questo punto di vista, siamo tutti depressi! Ma è solo quando diventa praticamente impossibile sopportarne il peso che ci definiamo “depressi” e ci separiamo dagli altri. Anche se non siamo tutti depressi clinici, ci raccontiamo tutti un sacco di storie su noi stessi, tutti proviamo a far andare le nostre vite nel modo in cui vorremmo. E tutti falliamo, in qualche maniera, cercando di essere chi non siamo.
La mia sofferenza aveva preso la forma della depressione, dell’angoscia esistenziale, della dolorosa insicurezza e della totale mancanza di intimità nelle relazioni, ma tutti soffriamo, ciascuno a modo suo. Soffriamo tutti, ma vediamo la sofferenza come qualcosa di terribile da evitare ad ogni costo, oppure la vediamo per ciò che è davvero, un chiaro segnale che ci sta indicando la via per tornare a casa.
Nel pieno della mia profonda depressione traspariva un’altra possibilità: forse l’incapacità di tenere in piedi la mia vita non era affatto una malattia o un disturbo mentale né un sintomo di disfunzione o di debolezza. Forse quella vita da sostenere non era mai stata mia, fin dall’inizio. Forse non ero veramente chi pensavo di essere. Forse la vera libertà non aveva nulla a che vedere con l’essere un’onda dell’oceano migliore delle altre, con il perfezionare la storia di me stesso. Forse il punto fondamentale della libertà consisteva, innanzitutto, nello svegliarsi dal sogno di essere onde separate e accogliere tutto ciò che appare nell’oceano dell’esperienza presente. Forse quello era il mio lavoro, la mia vera chiamata nella vita: accogliere profondamente l’esperienza presente, lasciar andare tutte le idee di come questo momento dovrebbe essere, invece di sostenere una falsa immagine di me stesso.
Cominciai a non trovare più interesse nel fìngere di essere qualcosa che non ero. Cominciai a non avere interesse a resistere al momento presente. Cominciai a innamorarmi dell’esperienza presente. Scoprii la profonda accettazione intrinseca in ogni pensiero, in ogni sensazione, in ogni emozione, e la mia sofferenza finì per sgretolarsi. Compresi che non c’era nulla di sbagliato in me, e non c’era mai stato. E mi resi conto che questo era vero anche per ogni altro essere umano sul pianeta.
La sofferenza umana può sembrare così incomprensibile, così ingestibile, così poco chiara: un problema troppo immenso da affrontare. A volte la sofferenza sembra così priva di senso e così inspiegabile, o appare in maniera così inaspettata o improvvisa che non resta che dire: «Ci dev essere qualcosa di sbagliato in me» o «Sono fatto così» o «Soffrire così è il mio destino» o «Deve trattarsi di una questione genetica o delle reazioni chimiche del mio cervello».
Non credo che ci sia niente di fondamentalmente sbagliato in nessuno di noi, né che si debba soffrire, né tanto meno che l’infelicità sia predestinata o insita in noi in alcun modo.
Ciò che vedo è che molte persone stanno cercando. Cercano di fuggire da ciò che pensano e sentono nel momento. Oppongono una profonda resistenza all’esperienza presente, ma non se ne rendono conto. Sembra quasi che la sofferenza arrivi da fuori e loro ne siano vittime. Se comprendessero l’entità della loro resistenza al momento, non dovrebbero più far ricorso a ogni tipo di strana teoria per spiegare o giustificare la sofferenza. Non incolperebbero più la vita, loro stessi, gli altri o le circostanze per la loro sofferenza. Non incolperebbero più l’allineamento dei pianeti o delle stelle, le forze elettromagnetiche o le energie cosmiche, il karma, il guru, Dio o il diavolo per la loro sofferenza. Sarebbero responsabili nel vero senso della parola, “abili a rispondere” alla vita così com’è ora, invece che alla vita come immaginano sia o dovrebbe essere.
Tutta la mia sofferenza si è rivelata una benedizione, non una disgrazia. La depressione era lì per mostrarmi - nel modo più drammatico possibile — quanto mi stessi escludendo dalla vita. Da questo punto di vista, la sofferenza è sempre, davvero sempre, un segnale che indica la strada per tornare verso la totalità. Spesso è solo quando iniziamo a stare male che comindamo ad ascoltare la vita. E in qualche modo, a tutti noi è fornita l'esatta quantità di sofferenza che serve per riconoscere chi siamo veramente. Ogni onda è un’espressione unica dell’oceano e ogni onda soffrirà in un modo unico. La tua sofferenza è il tuo invito unico a tornare all’oceano.
La mia depressione stava puntando direttamente al risveglio spirituale. La depressione mi riconduceva verso chi sono veramente, che è sempre in profonda pace (da depressep deep rest). Era un invito a lasciare andare la mia pesante storia del passato e del futuro e a rimanere totalmente nell’esperienza presente. Era un invito a svegliarmi dal sogno della separazione. Ci ho solo messo un po’ ad accettare quell’invito.
Capire che, in realtà, non c’è nulla al di fuori di noi stessi a causare la nostra sofferenza è la chiave di un’incredibile libertà. Le circostanze non possono mai davvero provocarci sofferenza, è sempre nella nostra reazione alle circostanze che soffriamo. Soffriamo solo quando cerchiamo qualcosa, quando proviamo a evitare certi aspetti della nostra esperienza presente e, nel farlo, ci separiamo dalla vita e andiamo in conflitto con noi stessi e con gli altri; a volte in modi evidenti, altre volte in modi molto subdoli. La sofferenza è radicata nel non voler sentire ciò che sentiamo, nel non voler vivere ciò che stiamo vivendo adesso. La sofferenza è lì, nella nostra lotta con la vita così com e. È nella nostra incapacità di vedere che tutto, nel momento, è sempre accettato, nel senso più profondo.

Accettazione

C'è molta confusione sul termine accettazione, quindi prima di continuare vorrei dire qualche parola in più al riguardo. Una delle prime reazioni che ricevo dalle persone nuove a questo messaggio è: «Jeff, parli forse di accettare tutto, ritirarsi dalla vita, non fare nulla, rinunciare alla possibilità di qualsiasi cambiamento? Accettare semplicemente tutto ciò che accade non porta alla passività, al distacco, all’inazione, all’impotenza?».
Accettazione non significa dover rinunciare ai nostri tentativi di evitare che le cose vadano male, come se, tra l’altro, questo fosse possibile. E non sto dicendo che in pratica dovremmo stare con le mani in mano e lasciare che accadano cose spiacevoli, se possiamo fare qualcosa al riguardo. Nessuno vuole che i propri cari si ammalino. Nessuno vuole perdere tutti i propri soldi o essere ferito in un incidente d’auto. Nessuno vuole essere lasciato dal partner all’improvviso. Nessuno vuole essere aggredito fisicamente. Ma queste cose accadono. La vita non va sempre secondo i nostri piani. Anche quando abbiamo le migliori intenzioni, quando facciamo i progetti più solidi, quando ricorriamo al pensiero positivo o alle preghiere e cerchiamo di manifestare il nostro destino, anche quando seguiamo il nostro cammino spirituale e promuoviamo la nostra evoluzione, accadono cose che, potendo scegliere, non avremmo fatto accadere, e ci mostrano di continuo, che in definitiva non abbiamo il controllo di questa cosa che chiamiamo vita. Perfino le cosiddette persone più illuminate sono finite in un letto d’ospedale a chiedere altra morfina per il tremendo dolore causato da un tumore.
Intendo dire che, se vogliamo essere davvero liberi, dobbiamo affrontare questa realtà a occhi aperti. Dobbiamo smettere di negare la realtà, lasciar perdere velleità e speranze, e dire la verità sulla vita così com’è. Nell 'ammettere la verità di questo momento risiede una grande libertà, per quanto questa verità si scontri con le nostre speranze, i nostri sogni e i nostri progetti.
Voglio dire che, alla fine, è la realtà stessa - non ciò che noi pensiamo della realtà - a decidere. L’accettazione consiste nel vedere interamente la realtà, vedere le cose come sono davvero, non come speriamo o vorremmo noi. E da quel luogo di totale allineamento con ciò che è, tutta l’azione creativa, amorevole e intelligente fluisce naturalmente.
Noi giudichiamo costantemente la vita. Le cose accadono, e poi noi approviamo o disapproviamo. Accettiamo o respingiamo. Diciamo: «Sarebbe dovuto accadere questo» o «Quello non sarebbe dovuto accadere». Diciamo: «La vita è cattiva», «La vita e buona», «La vita è senza senso» o «La vita è crudele». Diciamo: «La vita è sempre gentile con me», oppure diciamo «La vita non mi da mai ciò che voglio». Ma la vita in sé viene prima di tutte queste etichette, viene prima di tutti i nostri giudizi sulla vita. La vita non può essere né buona né cattiva. La vita è semplicemente vita, che appare come tutto ciò che c e, come ciò che definiamo buono e come ciò che definiamo cattivo. La vita «fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi», come dice la Bibbia. Fa sorgere il sole, ed è il sole che sorge, ed è tutto ciò su cui sorge il sole, incluse tutte le cose su cui preferiremmo che il sole non sorgesse.
Più avanti, parlerò ancora della vera natura dell’accettazione intesa in questo senso più profondo. Ma per ora, diciamo solo che da uno stato di profonda accettazione delle cose così come sono, nel vedere l’intrinseca perfezione della vita stessa, siamo comunque totalmente liberi di fare ciò che ci sentiamo di fare: aiutare, cambiare le cose, fare la differenza. È solo che le nostre azioni non partiranno più dal presupposto di base che la realta e difettosa e ha bisogno di essere sistemata, che sottintende l’ulteriore presupposto che ognuno di noi è separato dalla vita. Ogni movimento che viene dalla supposizione che la vita sia difettosa non farà altro che perpetuare la malattia che promette di curare.
Questo libro non parla di ritirarsi dalla vita e non fare nulla; quello sarebbe distacco, che è un’altra forma di separazione. Questo libro parla dell 'intimità con tutta la vita, che si potrebbe definire la morte del distacco. Un atteggiamento passivo verso la vita non e possibile quando ti rendi conto di essere la vita stessa.
Il risveglio non è la fine dell’impegno verso la vita, ne è soltanto l'inizio. Paradossalmente, quando realizziamo quant’è perfetta la vita e che tutto accade esattamente come dovrebbe, siamo molto più liberi di andare nel mondo e cambiare le cose in meglio. Nel vedere che tutti sono perfetti, esattamente come sono, hai maggiore libertà di aiutarli a dare un’occhiata a ciò che loro percepiscono come imperfezione. Non parti più dal presupposto che l’altro sia un oggetto difettoso che ha bisogno di essere sistemato. Lo vedi già completo. E dalla profondità di questa realizzazione lo reindirizzi verso la sua innata completezza. Radicato nella completezza, sei libero di coinvolgerti pienamente nella danza dell’apparente separazione.
Quando non provi più a sistemare la vita, forse puoi esserle di grande aiuto. Quando non provi più a sistemare gli altri, forse puoi essere una grande benedizione per loro. Forse la vera guarigione accade quando ti togli di mezzo.
Forse questo è ciò di cui la vita ha bisogno più di ogni altra cosa: persone che non vedono problemi, ma vedono invece l’indissolubilità tra loro stessi e il mondo e, a partire da quella profonda accettazione, si coinvolgono pienamente. Una profonda accettazione delle cose così come sono e un coraggioso impegno verso la vita sono la stessa identica cosa, per quanto possa suonare paradossale per la mente razionale


Leggi qui il risveglio spirituale di Jeff Foster




Come eseguire un automassaggio rilassante


L'auto massaggio è il modo più semplice e antico per l'essere umano di prendersi cura della propria salute, oltre che un buon modo per tenersi in forma e stare bene.
Stress, lavoro, vita di tutti i giorni possono sovraccaricare il nostro corpo di tensioni e la mente di preoccupazioni: l'auto massaggio è un modo efficace per tenere lontano lo stress, ristabilendo l'equilibrio mente-corpo.


La Digitopressione è una antica tecnica cinese di autoguarigione che si basa sugli stessi principi dell'agopuntura.
Grazie a una determinata pressione delle dita in punti del corpo corrispondenti a ciascun organo si possono risolvere problemi come mal di testa, stanchezza oculare, raffreddori, disturbi digestivi etc.
E' rilassante e preventiva e può essere praticata da tutti, anche da soli, essendo considerata un'arte di autoguarigione.
La riflessologia zonale, disciplina diagnostica e terapeutica derivante da un sapere antichissimo tramandato dalle culture orientali, permette di risalire alla radice dei disturbi di un soggetto e di armonizzare tali disturbi favorendo il benessere generale dell'organismo. Stimolando le zone riflesse di mani e piedi è possibile migliorare il funzionamento di organi e apparati e riequilibrare le emozioni e la mente: infatti la riflessologia agisce a livello fisico, psicoemozionale ed energetico. La riflessologia è una forma tradizionale di massaggio ai piedi che attiva particolari canali energetici nel corpo umano consentendo una autoterapia. Questa potente tecnica olistica può portare ad un senso di benessere generale persone di ogni età e condizioni di salute, e anche curare specifici disturbi.
La medicina cinese dalla tradizione millenaria ha dimostrato nel corso dei secoli tutta la sua enorme efficacia nel trattamento delle varie affezioni e del dolore, specie attraverso la digitopressione, ossia l'antica tecnica di massaggio che si esegue tramite la pressione delle dita sui punti del corpo corrispondenti a ciascun organo.

Ecco una guida illustrata alla digitopressione e alla medicina cinese per migliorare la salute e lenire rapidamente il dolore.




Questo libro propone per la prima volta in Occidente una visione originale di questa disciplina basata sulla scienza dei meridiani e su un'esperienza plurisecolare. L'autore, riconosciuto specialista nel campo a livello internazionale, spiega, attraverso questa guida illustrata, come localizzare facilmente quaranta punti fondamentali per la cura di numerose malattie, purtroppo piuttosto comuni: mal di denti, cefalee, dolori alla schiena, problemi articolari, affezioni legate alla digestione, alla sessualità e quant'altro.