Lo snack spazzino del colesterolo

Le mandorle, assunte come snack, migliorano l’azione “spazzina” delle HDL in uomini e donne normopeso con elevati livelli del colesterolo LDL

Includere le mandorle, non pelate e nemmeno salate, in una dieta finalizzata al controllo della colesterolemia migliora la rimozione del colesterolo da parte delle HDL (il cosiddetto “trasporto inverso”), ma soltanto nelle persone normopeso e non nei soggetti sovrappeso o obesi.
Questa ricerca, la prima a dimostrare l’effetto positivo diretto delle mandorle sull’efficienza delle HDL, si è focalizzata su due gruppi di uomini e donne (in parte normopeso, in parte sovrappeso o obesi) con colesterolemia LDL elevata, che seguivano una dieta a basso tenore lipidico.
Il confronto è stato fatto assegnando a ciascun gruppo un tipo di fuoripasto quotidiano: 43 g di mandorle, non pelate né salate, oppure un dolcetto alla banana da 106 g (preparato con 2,7 g di burro). I due snack erano equivalenti per quanto riguarda sia la quota di calorie totali e sia la composizione in nutrienti (carboidrati, proteine e grassi, totali e saturi).
Mandorle o dolcetto sono stati assunti per sei settimane, dopo le quali, secondo un protocollo cross-over, al gruppo che aveva assunto mandorle è stato assegnato il dolcetto e viceversa. Al termine dello studio si è visto che, nel periodo di assunzione delle mandorle come spezzafame, la qualità delle HDL era migliorata rispetto a quanto era accaduto con il dolce alla banana. La migliore qualità delle HDL si traduceva in una più efficiente rimozione del colesterolo dai macrofagi (le cellule che tendono ad accumularlo, se in eccesso), misurato in un sistema sperimentale ex-vivo.
Questo confortante risultato, però, è stato rilevato soltanto nei soggetti (uomini e donne) normopeso (con Indice di Massa Corporea o IMC minore di 25) e non nei soggetti sovrappeso o obesi.
Secondo gli Autori, il mantenimento (o il miglioramento) della qualità delle HDL è un punto che può essere considerato importante nella valutazione del successo di una dieta ipolipidica mirata al controllo della colesterolemia. Infatti, in generale, le diete ipolipidiche tendono a ridurre non tanto la concentrazione totale di HDL, quanto la presenza delle sottoclassi (alfa-1 HDL nello specifico), considerate a maggiore efficienza antiaterosclerotica per la loro attività di trasporto del colesterolo dalla periferia al fegato, dove viene eliminato con la bile.

21-07-2017
Berryman CE, Fleming JA, Kris-Etherton PM.
J Nutr. 2017 Jun 14. pii: jn245126. doi: 10.3945/jn.116.245126. [Epub ahead of print]
fonte: Nutrition fondation

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